Storia: non solo date da ricordare...

Io odio la storia. L’ho sempre odiata. È più forte di me. Non riesco a “vederla”. Cerco di spiegarmi meglio…non riesco a capire il bisogno di ricordare a pappardella date, luoghi e posti, se poi non si capisce l’atmosfera di quel periodo. Credo che prima di tutto si debba cercare di spiegare come viveva la gente comune, ma anche i reali o i potenti, in un dato periodo storico, attraverso le storie particolari, non attraverso dei particolari asettici. Ecco perché sono felice di essere andata al cinema l’altra sera. Sono entrata nella sala e, come sempre mi accade, il buio del cinema mi ha trasportato in un misto tra sogno e realtà. È così che vedo un film: mi da sempre l’impressione di sognare ad occhi aperti, mi lascio trasportare in posti ed epoche lontane. Mi abbandono al volere del regista, divento parte del film, respiro le sue atmosfere. Ma sto divagando…dicevo, l’altra sera sono andata al cinema e, quando le luci si sono spente, sono stata catapultata nella Francia del 1700, quella di Maria Antonietta, o meglio, la visione che Sofia Coppola ha della Francia di Marie Antoinette. Sofia Coppola mi è sempre piaciuta come regista, già da Il giardino delle vergini suicide. Ha un suo stile particolare, pregno di malinconia, che si deduce dal suo uso particolare di inquadrature e luce, ma anche dal suo modo di raccontare le storie. Il tutto accompagnato da una colonna sonora sempre sopra le righe. Ma torniamo a parlare del suo ultimo film, Marie Antoinette: la vita della regina di Francia più discussa di tutti i tempi. Diciamoci la verità, in pochi hanno simpatia verso questo personaggio. A tutti risuona sempre in testa quella famosa frase, forse mai detta, “Che mangino le brioche”. Sofia Coppola ha avuto il merito, per lo meno per quanto mi riguarda, di farmi dispiacere un po’ meno questa giovane regina. Sofia Coppola fa esattamente quello a cui mi riferivo prima: racconta una storia particolare, facendo avvicinare lo spettatore ad un mondo altrimenti lontano come la Francia della seconda metà del 1700. La regista ci racconta della vita non di Marie Antoinette la regina, ma di Marie Antoinette la ragazza. Ci fa riconoscere in lei, attraverso le immagini delle sue sregolatezze, che poi si rivelano essere i vizi della nostra vita di tutti i giorni: la rende moderna, attuale. Le asincronie da molti criticate (come dalla signora seduta dietro di me al cinema), musica rock come colonna sonora e addirittura un paio di converse in un’inquadratura, a me sono sembrate completamente sensate. Servono a provare che noi ci possiamo ritrovare in questo personaggio, ma anche che Marie Antoinette era semplicemente in anticipo sui tempi, o ancora che era semplicemente una ragazza, arrivata al trono di Francia troppo giovane. Il film ci fa vedere una ragazza catapultata in un luogo fantastico, ma in cui non riesce a trovare una completa felicità. Malinconia dovuta a un matrimonio avvenuto a un’età troppo tenera (come già succedeva nel suo precedente film Lost in translation), o dovuta dal timore di non accontentare tutti, dal vivere con il problema di dover sempre soddisfare le aspettative di tutti. Per non tirarla per le lunghe, un gran bel film, decisamente da vedere non solo per rivalutare la regina di Francia, ma anche per godersi di uno spettacolo davvero bello, delicato e malinconico, come tutti i film di Sofia Coppola. Ma come parlare di questo film senza menzionare la grande prova di attrice che anche questa volta ci regala Kirsten Dunst?! Nessuno avrebbe potuto interpretare meglio Marie Antoinette. Forse gran parte del merito della mia ritrovata simpatia per la regina va a lei. È dolce, frizzante...regale! Tanto di cappello quindi a Kirsten Dunst. Tempo di salutare…ma non prima di aver consigliato di accompagnare alla visione di questo film un bel vassoio dei vostri pasticcini preferiti, possibilmente quei bei pasticcini ipercalorici pieni di panna e crema pasticcera! Detto questo, che la forza sia con voi!

1 Comments:
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